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Internet e Social Network: cosa sono?

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Il world wide web (“Grande Ragnatela Mondiale”, conosciuto come WEB) è un servizio di Internet che permette di navigare e usufruire di un insieme vastissimo di contenuti (multimediali e non) collegati tra loro attraverso legami (link) e di ulteriori servizi accessibili a tutti o a una parte selezionata degli utenti di Internet. È stata la grande rivoluzione dei primi anni ’90, quella che ha permesso la nascita della Rete come la conosciamo noi oggi. Da lì a pochi anni, si diffuse in gran parte del mondo, grazie alla maggiore facilità per le famiglie di accedere alle nuove tecnologie. Fu alla fine degli anni ’90 che Internet diventò uno dei principali strumenti di ricerca di informazioni, letture e contatti con altri utenti attraverso le e-mail (Tani e Tapinassi, 2013), sostituendo o affiancandosi a biblioteche, librerie, telefoni e lettere.

Tuttavia questa era ancora la fase in cui le caratteristiche dell’identità e della rete sociale venivano limitate dai vincoli spaziali e temporali a cui ciascuno era soggetto, ma le potenzialità dei nuovi media vennero utilizzate per potenziare l’esperienza sociale del nuovo millennio (Riva, 2010). Questo avvenne grazie alla creazione del “cyberspazio” (Barak, 2008; Riva, 2008, 2010), che univa caratteristiche delle reti sociali tradizionali (interazione, supporto e controllo sociale) con le caratteristiche del Web (multimedialità, creazione e condivisione di contenuti). Grazie ad esso è divenuto possibile entrare in contatto anche con amici “virtuali”, ovvero persone mai incontrate dal vivo (Riva, 2010). In tal modo, il social networking ha permesso di integrare alcune tendenze messe in atto nei confronti dei gruppi sociali di riferimento: ha permesso di supportare la propria rete sociale, esprimere la propria identità ed esplorare l’identità sociale degli altri membri della Rete.

Ma che cos’è, in concreto, un social network? Secondo la definizione di Boyd e Ellison (2007), esso è caratterizzato da tre elementi fondamentali:

  1. a) La presenza di uno spazio virtuale in cui l’utente può costruire ed esibire un proprio profilo. Tale profilo è accessibile, almeno in parte, a tutti gli utenti dello spazio.
  2. b) La possibilità di creare una lista di altri utenti con cui è possibile entrare in contatto e comunicare.
  3. c) La possibilità di analizzare le caratteristiche della propria rete, in particolare le connessioni con gli altri utenti.

Come si può vedere, in realtà i social network non sono nati per facilitare il contatto con utenti sconosciuti, bensì per rendere visibile e gestibile la propria rete sociale. È tuttavia emersa presto la possibilità di eludere tale limite, sfruttando il mondo virtuale per allargare le proprie conoscenze. A livello teorico, i social network sfruttano la Teoria dei Sei Gradi di Separazione di Stanley Milgram (1967), secondo cui qualunque persona può essere collegata a chiunque attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. In realtà uno studio del 2011, effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con due informatici di Facebook, ha dimostrato che i gradi di separazione tra gli utenti di Facebook sono mediamente 3.74, molto meno di quanto l’esperimento di Milgram facesse pensare. Tuttavia non si può dire che il dato rappresenti la situazione dell’amicizia nella vita reale, in quanto molti individui annoverano tra gli “amici” di Facebook persone che non conoscono affatto.

I social network ebbero un’esplosione nel 2003, grazie alla popolarità di siti web come Friendster, abcTribe.com e LinkedIn. Google lanciò Orkut il 22 gennaio 2004. Kidzbop, un social network in spagnolo e portoghese, debuttò anch’esso nel 2004. In Italia il primo dei grandi portali passati verso questo tipo di rete sociale fu SuperEva, ma erano comunque vivissime anche le comunità di italiani su Orkut e LinkedIn. Sempre nel nostro Paese, fra il 2003 e il 2004, ci fu anche l’esplosione di Messenger, client gratuito di messaggistica istantanea creato da Microsoft e ufficialmente “deceduto” nell’aprile del 2013. Il social network più famoso, e attualmente quello di maggior successo, è sicuramente Facebook, creato nel 2004 da Mark Zuckerberg, originariamente progettato esclusivamente per gli studenti dell’Università di Harvard ma ben presto aperto anche agli studenti di altre scuole della zona di Boston, della Ivy League e della Stanford University. Facebook ottenne un enorme successo: secondo uno studio pubblicato sul sito Alexa, dal giugno 2013 è diventato il sito più visitato al mondo, superando il motore di ricerca Google. Ha cambiato profondamente molti aspetti legati alla socializzazione e all’interazione tra individui, sia sul piano privato che quello economico e commerciale. È disponibile in oltre 70 lingue e nell’ottobre 2012 conta circa 1 miliardo di utenti attivi che effettuano l’accesso almeno una volta al mese, classificandosi come primo servizio di rete sociale per numero di utenti attivi. Facebook è solo l’esempio più chiaro ed eclatante del successo del social networking nel nuovo panorama multimediale. L’utilizzo del profilo, l’espansione delle rete sociale, la possibilità di condividere contenuti e di chattare con gli altri utenti sintetizza in un solo portale buona parte delle nuove possibilità sociali che offrono le nuove tecnologie e il cyberspazio.

Come riportano Bedini e altri (Bedini, Curto e Skarzynska-Sernaglia, 2013), è importante tuttavia sottolineare che, fino al primo decennio del ventunesimo secolo, l’accesso a tutti questi portali era comunque generalmente limitato dallo spazio fisico della stanza, dell’ufficio, dell’Internet Point o comunque dai dispositivi fissi. In pochissimi anni e con una velocità sempre maggiore, però, abbiamo assistito al passaggio dal semplice computer di casa ad avere la possibilità di connettersi e comunicare in qualsiasi momento della giornata con ogni angolo del mondo. La creazione di reti wireless gratuite in molte zone pubbliche, come piazze e parchi, ma anche hotel e locali pubblici, e la crescente diffusione di pc portatili e di dispositivi mobili, come Smartphone e Iphone, hanno offerto la possibilità a sempre più persone di poter essere contemporaneamente nel mondo reale e nel mondo virtuale. Oltre a questo, l’ancora più recente diffusione delle cosiddette App hanno cambiato anche il modo di gestire il dispositivo portatile. Con tale termine ci si riferisce alle applicazioni, ovvero a strumenti informatici che si installano e si utilizzano sul proprio dispositivo mobile, progettate con lo scopo di rendere possibile un servizio o una serie di servizi o strumenti ritenuti utili o desiderabili dall’utente. Si va da quella per vedere video nella Rete, a quelle per leggere libri, prenotare un viaggio o controllare gli orari di autobus e aerei, ai giochi, ma la lista potrebbe continuare quasi all’infinito; senza dimenticare ovviamente quelle applicazioni che permettono di comunicare con gli altri utenti, come Skype, Facebook Messenger o WhatsApp. Tutto questo ci permette di sottolineare ancora una volta come la comunicazione virtuale sia sempre più a portata di mano e, di conseguenza, sempre più presente nella vita di tutti i giorni. È quindi inevitabile che, in un modo o nell’altro, ciò abbia portato a un radicale cambiamento nel modo di relazionarsi nel mondo moderno.

Bibliografia

Barak, A. (eds.) (2008) Psychological aspects of cyberspace: Theory, research and applications. Cambridge, Cambridge University Press.

Bedini, E., Curto, E., Skarzynska-Sernaglia, J. (2013) Ci vediamo in chat: Come costruiamo le nostre relazioni all’interno di Internet. Intervento presentato al Convegno Nazionale del Centro Milanese di Terapia della Famiglia a Montegrotto (PA), 18-20 ottobre 2013.

Boyd, D.M., Ellison, N.B. (2007) Social network sites: Definition, history, and scholarship. Journal of Computer-Mediated Communication, 13: 210-230.

Milgram, S. (1967) The Small-World Problem. Psychology Today, 1: 61‐67.

Riva, G. (2008) Psicologia dei nuovi media. Bologna, Il Mulino.

Riva, G. (2010) I social network. Bologna, Il Mulino.

Tani, F., Tapinassi, M. (2013) Abuso di internet e disagio psichico in adolescenza. Psicologia e scuola, 27: 19-24.

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