Cyberbullismo: cosa fare

Ultimamente si parla sempre più del fenomeno Cyberbullismo, anche in seguito a fatti di cronaca molto eclatanti che hanno portato l’opinione pubblica; questo ha anche spinto genitori, insegnanti e operatori, a interrogarsi sull’argomento. Abbiamo già cercato di darne una definizione, ma più ci si addentra nella questione e più essa appare spinosa e controversa.

Secondo la definizione di Peter K. Smith (2006), per cyberbullismo si intende: “una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta agita contro un singolo o un gruppo tramite mezzi di comunicazione elettronici con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi”. Questa forma di prevaricazione avviene mediante l’utilizzo di tecnologie come siti web, siti di social networking, messaggi di testo, email, condivisione di foto o video e può prendere varie forme.

Qui di seguito presenterò delle linee guida per insegnanti, genitori, adolsecenti e operatori che si trovino di fronte a un episodio di cyberbullismo. Ovviamente non sono indicazioni che vogliono essere esaustive e adattarsi a ogni situazione, ma possono rivelarsi utili nella maggio parte dei casi.


Linee guida per gli insegnanti:

  • conoscenza dell’alunno: conoscere il suo contesto di vita e familiare, sapere quali sono i suoi punti deboli e i suoi punti di forza, sapere cosa gli piace, ecc. Più si sa della persona che abbiamo di fronte, più è facile cogliere segnali di disagio e sapere come intervenire.
  • attenzione a indicatori: repentini cambiamenti, come umore, voti a scuola, espressione delle emozioni, modo di relazionarsi, ecc. possono indicare che è successo qualcosa di importante nella vita del ragazzo. Un cambiamento del genere va approfondito e tenuto in osservazione.
  • tenersi aperti a più spiegazioni: non saltare a conclusioni affrettate (ad esempio, “i voti sono calati perché non ha nessuna voglia di studiare”); è necessario invece avere la curiosità di indagare che cosa è successo ed essere pronti ad abbandonare la prima spiegazione che ci viene in mente nel caso si rivelasse non corretta.
  • comunicare in modo aperto: è più utile fare domande aperte che dicotomiche (sì/no), così da stimolare una spiegazione più articolata e utile da parte dell’altra persona; inoltre, è opportuno che le domande siano non giudicanti e il più neutrali possibili (ad esempio, non “Come mai non studi più nulla?” ma “Come vanno le cose ultimamente? Hai bisogno di parlarne?”).

Linee guida per i genitori:

  • attenzione a indicatori: come per gli insegnanti, è utile prestare attenzione a cambiamenti repentini in alcuni elementi (ad esempio: voti a scuola, voglia di uscire, amicizie, voglia di parlare, …)
  • tenersi aperti a più spiegazioni: idem come sopra, non dare per scontato di sapere cosa è successo e perchè, ma avere la pazienza e la curiosità di indagare altre possibili cause.
  • comunicazione aperta: di nuovo, fare domande aperte piuttosto che chiuse, in modo da stimolare una spiegazione più articolata e utile da parte dell’altra persona; inoltre, è opportuno fare domande non giudicanti e il più neutrali possibili (ad esempio, non “sei stato di nuovo tutto il giorno su quei social??” ma “come vanno le cose in quella App che stai usando?”).
  • educazione alle emozioni: le nuove tecnologie purtroppo escludono spesso le emozioni dalla comunicazione. Insegnare a riconoscerle e a esprimerle è un ottimo modo per aiutare i ragazzi a non chiudersi e a essere più competenti.
  • preparazione su linguaggio e strumenti usati: è importante che gli adulti siano pratici delle nuove tecnologie, anche per essere più di aiuto nel caso i ragazzi vengano a chiedere aiuto. Potrebbe essere utile informarsi su quali social vanno di moda e cercare di capire come funzionano.
  • disponibilità a chiedere aiuto: se ci si sentisse in difficoltà, non c’è da vergognarsi a chiedere aiuto a una figura esterna (ad esempio: psicologo o educatore).

Linee guida per i ragazzi:

  • consapevolezza delle dinamiche: essere a conoscenza di come funzionano le cose all’interno di Internet, ovvero che non si deve offendere l’altro (neanche per scherzo, perchè potrebbe fraintendere), non si devono pubblicare contenuti troppo privati, non si deve permettere che una personavenga insultata o presa in giro. Stare attenti che in Rete è più facile lasciarsi andare a comportamenti poco corretti.
  • attenzione ai feedback: purtroppo in Rete non sempre vediamo l’effetto delle nostre azioni, come succede invece quando parliamo con una persona vis-a-vis. E’ necessario quindi stare ancora più attenti a quello che l’altra persona pubblica o dice dopo che non abbiamo interagito con lui.
  • disponibilità a chiedere aiuto: se si è vittima o testimoni di qualcosa di spiacevole, è opportuno parlare subito con qualcuno, che sia un compagno o un amico, o meglio ancora un adulto di fiducia (genitori, insegnante, allenatore, …).
  • richiesta sostegno ai pari: si può chiedere aiuto o sostegno al gruppo dei pari. Questo ci aiuta a capire che non siamo soli e che ci sono persone disposte ad aiutarci. La stragrande maggioranza dei ragazzi che ha chiesto sostegno ai compagni ne ha tratto enorme beneficio!

Linee guida per gli operatori:

  • ascolto della persona: avere capacità di ascolto e di sostegno, accogliendo la persona nella sua complessità, prestando attenzione a tutte le persone e le dinamiche in gioco.
  • approccio neutrale: è opportuno essere non giudicanti e i piuàù neutrali possibile; a nessuno piace sentirsi giudicati e che l’altro mponga le proprie idee.
  • consapevolezza dei propri pregiudizi: è importante che chi lavora con questi temi sia consapevole dei suoi pregiudizi sull’argomento, per evitare di trasmetterli alla persona che ci chiede aiuto; ad esempio, anche se si è contro i social è importante comunque ascoltare e rimanere in disparte con i propri giudizi, cercando di accogliere l’idea che ci viene portata invece di attaccarla a spada tratta. L’aiuto dei colleghi in questo senso può essere molto utile.
  • disponibilità a chiedere aiuto: se ci si sente in difficoltà, anche per i motivi appena visti, non ci si deve sentire a disagio a chiedere aiuto a qualche collega per un piccolo lavoro di supervisione o di affiancamento.

Tutte queste tematiche verranno approfondite nel lirbo in prossima uscita “Condivisioni pericolose. Il Cyberbullismo nel contesto scolastico” scritto da me e Stefano Bonato.

 

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